Matrimonio selargino, sposi incatenati per tutta la vita
La seconda domenica di settembre le strade del centro di Selargius (Campidano) si affollano per assistere all’antico rito del matrimonio campidanese, che risale al XVIII secolo ma è stato rivalutato negli anni Sessanta. Durante la settimana, un banditore annuncia l’evento.
I riti cominciano ufficialmente il giorno precedente, con la tradizionale visita dei familiari dello sposo alla casa della sposa, per ammirare il corredo che poi viene trasportato nella dimora dei due sposini, dove le due madri preparano il letto nuziale.
La domenica mattina inizia con il rito della vestizione dei due sposi nei costumi di Selargius. Poi lo sposo raggiunge la casa della sposa, da dove parte il corteo per le vie del paese: oltre a parenti e amici, si uniscono i concittadini e molti turisti. Donne in costume portano cestini colmi di pani e dolci fatti in casa, i suonatori di “launeddas” (tipico strumento sardo a fiato, a tre canne, di antichissime origini) allietano i presenti e le “traccas”, i carri trainati dai buoi e ornati di fiori, accompagnano con il tipico rumore di campanacci.
Al termine della Messa, lo sposo infila al mignolo della mano sinistra l’anello di una catena, con la quale cinge la vita della sposa: rappresenta l’indissolubilità del sacramento e costituisce l’unicità del matrimonio selargino. Così legati si recano nella nuova casa, all’ingresso della quale le due madri rompono per terra piatti contenenti grano, monete e sale, in segno di prosperità e salute. Poi via a un grande banchetto, con centinaia di invitati.







