
In centomila per Efisio, martire e santo glorioso del III secolo d.C.
Da 349 anni a questa parte, il 1° maggio Cagliari si ferma per onorare il suo santo patrono, quel Sant’Efisio per il quale accorrono centomila visitatori e fedeli da tutto il mondo. È l’evento popolare più importante del Campidano e uno dei principali della Sardegna: vi prendono parte gruppi folkloristici di tutta l’Isola, in un mix di colori e tradizioni, sapori e suoni.
Efisio, di famiglia aristocratica (proveniva da Elia, una località dell’Asia minore), era un ufficiale dell’esercito romano inviato in Sardegna per combattere i cristiani. Qui si convertì alla fede in Cristo e, nel 303 d.C., fu giustiziato a Nora per non averla rinnegata.
Nel 1656 la città di Cagliari invocò il Santo per liberarla dalla pestilenza che stava mietendo migliaia di vittime in tutta la Sardegna: in città morirono 12 mila dei 20 mila abitanti. Le preghiere non rimasero inascoltate e, da quell’anno (non lo fermarono neppure le bombe del 1943: il Santo fu eccezionalmente trasportato su un camioncino che trasportava il latte), i cagliaritani rendono omaggio a Efisio il Martire, che viene condotto su un cocchio del Seicento per le vie del centro e poi sino alla chiesetta di Nora, scortato dai miliziani a cavallo nel costume dell’epoca.
Con i miliziani vanno anche l’Alter Nos (il sindaco o un altro esponente della municipalità; sino al 1848 rappresentava il Vicerè), la Guardianìa dell’Arciconfraternita di Sant’Efisio (istituita nel 1539 da una Bolla del Papa Paolo III), i suonatori di launeddas, migliaia di figuranti nei costumi dei rispettivi paesi e le “traccas”, vale a dire i carri trainati dai buoi e ornati di fiori.
Migliaia di fedeli seguono la processione sino a destinazione. Il Santo fa rientro a Cagliari il 4 maggio.














