
Carni, pesci, frutta e ortaggi: varietà nell'isola del biologico
È impossibile elencare brevemente le specialità gastronomiche della Sardegna, non solo perché variano moltissimo da zona a zona, ma anche perché sono numerose. I nostri mari garantiscono pesci, molluschi e crostacei di primissima qualità (non a caso, una parte del pescato viene trasportato all’alba in aereo nel nord Italia), e anche le carni sono varie: non si contano i piatti a base di agnello, pecora, montone, capretto, maiale, cinghiale, manzo, cavallo, pollo, tacchino e persino lo struzzo (allevato a Ortacesus, in Trexenta), senza contare la selvaggina cacciata nei boschi.
Tra le specialità sarde più conosciute e apprezzate, ci limitiamo a citare la bottarga (uova di muggine essicate). La Sardegna però propone anche un’infinità di piante aromatiche e di ortaggi con cui si preparano gustose minestre e contorni più o meno elaborati, frutto di millenni di tradizione: spesso si tratta di cosiddetti “piatti poveri”, un tempo apprezzati soltanto da chi non poteva permettersi un’alimentazione economicamente più onerosa, ma oggi tornati in auge.








