Da visitare nel territorio di Cabras
Il centro abitato non offre grandi spunti, ma il territorio attorno a Cabras sì: a cominciare dalle rovine della città fenicia di Tharros (duemilacinquecento anni fa era uno dei principali porti della Sardegna, poi passò in mano ai Romani ma, in età alto-medievale, gli abitanti abbandonarono Tharros a causa dei continui assalti dei barbareschi), per proseguire con la basilica bizantina di San Giovanni di Sinis e la chiesa campestre di San Salvatore, che sorge nell’omonimo villaggio religioso costruito su un santuario pagano di epoca nuragica. Il Museo Civico “Giovanni Marongiu”, conserva numerosi reperti archeologici trovati in tutto il territorio: un settore è dedicato a Tharros, un altro a Cuccuru Is Arrius.
Per chi ama il mare, le spiagge di Is Aruttas e San Giovanni di Sinis sono probabilmente le più belle tra quelle vicine a Cabras. In prossimità del lago di Cabras si trovano i pochi resti del villaggio prenuragico di Cuccuru Is Arrìus, vicino al quale sono state rinvenute numerose tombe ipogeiche: all’interno di esse gli archeologi hanno trovato piccoli idoli di materiale vario, dedicati alla Dea Madre. Il villaggio, purtroppo, andò distrutto negli anni Cinquanta durante i lavori per la realizzazione di un canale. Vicino al paese c’è una località chiamata Sa Perda fitta (la pietra fissa), in virtù della presenza di menhir.
Uscendo da Cabras, suggeriamo di visitare il nuraghe S’Uraki nel territorio di San Vero Milis, che riproduce in parte il complesso nuragico Su Nuraxi di Barumini: a poca distanza troverete anche le domus de janas di Serra Araus. Per gli amanti dell’artigianato sardo, suggeriamo una visita a Zeddiani per vedere ed eventualmente acquistare i famosi tappeti annodati. San Vero Milis e Santa Giusta, invece, sono rinomate per la produzione di cesti, panieri e canestri.
A San Giovanni di Sinis c’è una basilica bizantina del VI secolo d.C., scoperta dopo gli scavi di un cumulo di sabbia. È uno degli esempi più belli di struttura paleocristiana in Sardegna. A ridosso della spiaggia di San Giovanni, ci sono alcune capanne di pescatori molto particolari: sul telaio in legno venivano fissati i fasci di falasco, un’erba di palude che in dialetto locale è chiamata “sessini” o “cruccuri”. Costruzioni che non hanno altro riscontro nel resto della Sardegna. Purtroppo, la maggior parte di esse sono state abbattute o distrutte.
La chiesetta campestre di San Salvatore, che sorge nell’omonimo villaggio religioso, fu costruita sull’ipogeo di San Salvatore, un santuario pagano nuragico nel quale si esercitava il culto delle acque. Sulle pareti dei locali sotterranei sono presenti numerosi affreschi e iscrizioni. Il villaggio, negli anni Sessanta, fu utilizzato come set cinematografico per le riprese di alcuni film western: le “cumbessias” (le case che ospitavano i pellegrini) hanno uno stile ispanico-messicano, e le scenografie hanno fatto il resto.
A pochi chilometri da Capo Mannu e da Putzu Idu, visitate l’oasi naturalistica di Sal’e Porcus dove trovano rifugio e ristoro i fenicotteri rosa che migrano tra l’Africa e l’Europa centrale.
