
La proposta museale del territorio, la Marmilla è leader
La proposta museale della Marmilla è estremamente articolata. Intanto, venti Comuni di questo territorio e del Medio Campidano nel 1982 hanno costituito il Consorzio turistico “Sa Corona Arrubia” (significa “la corona rossa” e prende il nome da una cresta rocciosa che sorge nel territorio: al tramonto, il sole mette in risalto il colore dei licheni rossi) per la valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico, storico, artistico e culturale del territorio. Il Consorzio coordina anche le attività di sette musei.
Il Museo Naturalistico del Territorio, situato nel cuore della Marmilla (in territorio di Collinas, nella località chiamata Sa Corona Arrubia), propone una decina di bellissimi “diorami”, in un moderno sistema museografico che ci fa viaggiare tra gli ambienti naturali della Sardegna. Si tratta di perfette ricostruzioni tridimensionali, a grandezza naturale, che mostrano gli ecosistemi con la flora e la fauna tipiche della regione. Un percorso attraverso luoghi e stagioni, arricchito da vetrine e pannelli che soddisfano la sete di curiosità e informazioni dei visitatori: negli ultimi cinque anni di attività sono stati 300 mila. Numerose e di successo le mostre di interesse internazionale già ospitate a Sa Corona Arrubia, tra le quali citiamo Dinosauri, I Grandi di Spagna (Goya, Dalì, Mirò e Picasso), Leonardo da Vinci, l'Antico Egitto.
I Comuni consorziati sono: Barumini, Collinas, Furtei, Genuri, Gonnostramatza, Las Plassas, Lunamatrona, Mogoro, Pauli Arbarei, Sanluri, Sardara, Segarìu, Setzu, Siddi, Tuili, Turri, Ussaramanna, Villamar, Villanovaforru e Villanovafranca.
Il Museo Archeologico “Genna Maria” di Villanovaforru, ospitato in un elegante palazzo ottocentesco nel centro storico, custodisce i reperti trovati durante gli scavi dell’omonimo villaggio nuragico situato a circa un chilometro dall’abitato, attorno al nuraghe trilobato. Vi troviamo testimonianze del periodo tra la fine del IV e l’inizio del II millennio a.C., corredi funerari del XVI secolo a.C. e altri oggetti riferibili a successive epoche (in particolare relativi alle dominazioni punica e romana: frantoi, anfore, vasi, lucerne, monete, ciotole, monili), sino ad arrivare al VII secolo d.C. (ex voto e oggetti di culto trovati nell’area dedicata a santuario): fu nel VI secolo che il papa Gregorio Magno avviò l'opera di evangelizzazione della Sardegna e, a cominciare da quel periodo, il santuario di Genna Maria iniziò progressivamente a perdere la sua originaria importanza.
Ad Ales, seppur ospitato nella vicina frazione di Zéppara, merita una visita anche il Museo del giocattolo tradizionale della Sardegna. Allestita nei locali delle ex scuole materna ed elementare, la bella e grande esposizione mostra ai visitatori tanti esempi di giocattoli del passato remoto e prossimo, costruiti in casa con l’aiuto degli adulti: sono stati riprodotti dagli studenti della scuola media statale di Ales, nell’attività prolungata del triennio scolastico 1993/1996, sotto la guida del professor Nando Cossu. Inaugurato nel dicembre 2002, il Museo contiene centinaia di giocattoli realizzati con materiale “povero” (legno, canna, sughero, pietra, ferro): carretti, bambole, cavalli, aeroplani, ruote, armi, riproduttori di suoni e tantissimi altri strumenti ludici, che spesso stimolavano il confronto nelle gare di corsa e abilità. Passatempi ma anche occasioni di socializzazione, che fanno parte delle tradizioni di tutta la Sardegna.
“Turcus e Morus” (I Turchi e i Mori) è la significativa denominazione scelta per il Museo delle incursioni barbaresche in Sardegna, nel Monte Granatico di Gonnostramatza. L’idea di approfondire un tema così specifico nacque anni addietro, in virtù del ritrovamento di una lapide nella chiesa campestre di San Paolo (XIII secolo) in località Serzela: vi si legge la testimonianza della distruzione del villaggio di Uras, nel 1515, ad opera di barbari guidati dal capitano Barbarossa. Modellini storici di torri costiere di avvistamento e costruzioni, velieri e soldati in miniatura, diorami e pannelli raccontano storie e personaggi, illustrando anche i timori della gente dell’epoca e i motivi di conflitto tra cristiani e musulmani: un tema quanto mai di attualità.
Dal 2002, nell’ex Monte Granatico di Villanovafranca, il Civico Museo archeologico ospita un’esposizione di reperti che raccontano la storia del territorio dall’età Preistorica al Medioevo. Il percorso museale, che spazia dal IV millennio a.C. al VII secolo d.C., si articola in tre sezioni: il Territorio, la Fortezza nuragica di Su Mulinu e il Percorso tattile (compresi i pannelli per i non vedenti, scritti in codice Braille).
Nell’antica Casa Steri, nel centro storico di Siddi, trova ospitalità il Museo delle tradizioni alimentari della Sardegna. Nella Casa, tipica costruzione “a corte” secondo la tradizione del Campidano, oltre agli attrezzi del mondo agropastorale si possono ammirare oggetti, strumenti e ambienti che ci consentono di ripercorrere la storia di abitudini e tradizioni alimentari dell’Isola. Agli amanti degli animali e agli studiosi di uccelli suggeriamo di visitare il Museo Ornitologico della Sardegna, sempre a Siddi, ospitato all’interno dell’ex Ospedale Managu, un edificio dell’Ottocento ristrutturato nel secolo scorso. Sono esposte oltre 250 specie di volatili stanziali e migratori. In una sala a parte sono ospitati alcuni dei principali mammiferi presenti in Sardegna.
Di particolare interesse è il Museo Civico dell’Ossidiana, a Pau, paese al centro di un territorio in cui era particolarmente diffuso e lavorato questo vetro di origine vulcanica. Centinaia di sculture e oggetti di ossidiana, risalenti anche al periodo nuragico, possono essere ammirate durante tutto l’anno.
Ad Ales, città natale del pensatore, scrittore, giornalista e politico Antonio Gramsci (1891-1937), visitate la casa del celebre intellettuale noto in tutto il mondo per le battaglie politiche e sociali combattute in un periodo storico particolarmente difficile. Morì a soli 46 anni a causa delle precarie condizioni di salute dovute alla lunga prigionìa per motivi politici. Gramsci fu uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia, nel 1921.





