
Archeologia, tradizioni e artigianato: in Sardegna tanti musei da vedere
Musei che crescono, musei che si trasformano. Altri che stanno per nascere, nelle città più grandi come nelle località più periferiche. La proposta culturale in Sardegna non è affatto carente. Anzi, offre davvero un ampio ventaglio di opportunità. Eccole, suddivise per territori.
Arborea
A Oristano, a pochi passi dalla casa in cui avrebbe vissuto la Giudicessa Eleonora d’Arborea e dalla torre di Mariano II, sorge l’Antiquarium Arborense dove ha sede il Museo Archeologico che raccoglie numerose testimonianze di tutto il territorio, in particolare da Tharros: si spazia dal periodo nuragico all’età romana.
Nei locali del Municipio di Arborea sono custoditi numerosi reperti archeologici: circa 600 pezzi databili tra il IV secolo a.C. e il VI secolo d.C., ritrovati durante i lavori di bonifica del Ventennio fascista, in particolar modo in località S’Ungroni.
Barbagie
Ad Aritzo merita una visita il Museo Etnografico, che conserva poco meno di quattromila pezzi della tradizione agropastorale del territorio. Non mancano però i riferimenti ad altri aspetti della vita che si conduceva nella zona nei secoli passati, per esempio manufatti religiosi. Suddiviso in settori, mostra gli oggetti utilizzati nei vari comparti produttivi, compreso quello dell’artigianato artistico (per esempio nella tessitura). Una parte del museo è dedicata alla montagna: tra le curiosità, lo spazio riservato all’antica produzione della “carapigna”, un sorbetto al limone preparato con la neve, conservato in appositi contenitori di stagno o zinco e venduto (talvolta ancora oggi) nelle sagre di tutta la Sardegna.
Non mancate di visitare il Museo delle Maschere mediterranee, aperto a Mamoiada: vi troverete numerose maschere tradizionali provenienti da tutto il bacino del Mare Mediterraneo. Un filo comune che lega civiltà molto diverse tra di loro. Mamoiada è il paese dei celebri Mamuthones, che animano il periodo di carnevale.
Il Museo di Scienze naturali di Belvì, inaugurato nel 1980 grazie a un’iniziativa dell’Associazione culturale “Amici del Museo”, custodisce tantissimi esemplari di fauna, flora e minerali della Sardegna. Sono visitabili le cinque sezioni di paleontologia (con fossili di tutte le ere geologiche), mineralogia (pezzi provenienti dalle miniere isolane), faunistica (sia uccelli che mammiferi), entomologia (insetti di tutte le specie, in particolare farfalle) ed erpetologia (rettili, ma anche specie marine).
A Desulo merita una visita il Museo Etnografico conosciuto come Casa Montanàru. In quella che fu l’abitazione del poeta sardo Antioco Casula (1878-1957), noto con il soprannome di “Montanàru”, sono custoditi i 1.500 volumi della sua biblioteca personale, tra cui una delle prime edizioni dei Promessi Sposi con le correzioni fatte dall’autore Alessandro Manzoni. Inoltre è possibile ammirare gli oggetti della tradizione locale (l’economia è prevalentemente agro-pastorale-montana, ma non mancano gli spazi per altri mestieri) e i costumi degli abitanti del territorio.
Si chiama semplicemente Sa domu de tzia Cramela (La casa di zia Carmela) ed è un Museo delle attività locali, quello che propone Sàdali in una delle più antiche abitazioni del centro storico. Un interessante spaccato della vita agropastorale e delle tradizioni locali.
Barigadu
Il museo “S’Omo ‘e sa Majarza”, a Bidonì, è decisamente originale. Custodisce i testi di antiche leggende e i racconti di streghe, diavoli, folletti, stregoneria e magia (bianca e nera). Il museo, realizzato nella sede dell’ex municipio, raccoglie testimonianze di tutta la Sardegna, sin dall’antichità: dalle divinità dei morti dei Romani sino al periodo buio dell’Inquisizione. Vengono approfonditi alcuni passaggi del libro “Malleus Maleficarum” (che significa “il martello delle streghe”): pubblicato nel 1486, divenne la guida degli inquisitori nei casi di presunta stregoneria. Xilografie del periodo dal XIV al XVI secolo d.C. rendono ancor più intrigante il percorso. Una sala del museo propone l’antro di una strega sarda del Cinquecento, processata e torturata tra il 1596 e il 1606 a Sassari. In un altro ambiente è possibile ammirare “su carru de sos mortos” (il carro dei morti): nell’antichità si credeva che avanzasse da solo, cigolando, trasportando le anime dei defunti. Il carro veniva visto soltanto dalle persone che avrebbero dovuto morire entro l’anno: credenze popolari, ovviamente, che però hanno resistito al passare dei secoli sino a non molti decenni orsono.
La chiesa sconsacrata di San Domenico, a Busachi, ospita il Museo del Lino e del Costume: un’esposizione permanente che consente di apprendere le tecniche usate nell’artigianato tessile del territorio.
All’interno dell’Oasi naturalistica di Assai, vicino alla strada che collega Austis a Neoneli, è possibile visitare il Museo Ornitologico realizzato di fronte alla caserma della Forestale: sono numerose le specie di uccelli e della fauna del territorio presenti nell’esposizione.
Baronìe
A Orosei il Museo Guiso ospita un’esposizione permanente di teatrini e diorami.
Campidano
Di grande interesse etnologico è Sa Dom’e farra (che significa “la casa del grano”),a Quartu Sant’Elena: una casa-museo in tipico stile campidanese, dove sono raccolte numerose testimonianze del mondo contadino isolano, dal Settecento ai giorni nostri.
A Monserrato merita una visita il Museo delle Ferrovie, inaugurato dalle Ferrovie della Sardegna nel 1996, dove è possibile ammirare antichi mezzi di trasporto su rotaie e testimonianze della civiltà passata, che ormai vive sul filo dei ricordi: dalle locomotive a vapore alle carrozze in legno usate nell’Ottocento e nella prima parte del Novecento, dagli ambienti di lavoro (un percorso guidato mostra la Linea, l’Officina, la Stazione e il Deposito) al materiale usato in passato, da una mostra fotografica all’esposizione di plastici ferroviari con trenini elettrici che appassionano e incuriosiscono grandi e piccini.
Venti Comuni della Marmilla e del Medio Campidano da anni hanno costituito il Consorzio turistico “Sa Corona Arrubia” (significa “la corona rossa”) per la valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico, storico, artistico e culturale del territorio. Il Consorzio coordina anche le attività di sette musei.
Il Museo Risorgimentale “Duca d’Aosta”, nel Castello “Eleonora d’Arborea” di Sanluri, richiama ogni anno decine di migliaia di visitatori, i quali apprezzano i cimeli che vanno dal 1720 alla Prima Guerra Mondiale. Nel piano superiore, nell’antica sala del trono di Eleonora, l’esposizione di oggetti riguardanti il periodo dalle guerre coloniali alla Seconda Guerra Mondiale. La fortezza, dopo la soppressione dei feudi (nel 1839) voluta dal re Carlo Alberto di Savoia, conobbe un periodo di totale abbandono, ma nel 1927 il conte Nino Villa Santa (amico personale del duca d’Aosta) trovò il modo per rilanciarla, trasformandola nel Museo. Alla morte del padre (1960), i figli Emanuele Filiberto e Alberto Villa Santa hanno continuato l’opera di rilancio, inserendo il Museo delle Ceroplastiche (pezzi risalenti al periodo tra il Cinquecento e l’Ottocento) e altre raccolte di grande interesse storico e culturale.
A Sardara suggeriamo di visitare il Civico Museo archeologico “Villa Abbas”, per un percorso dalla preistoria al Medioevo, dalla civiltà dei nuraghi a quella dei castelli (come quello di Monreale, che si scorge dal balcone dello stesso museo), con reperti e testimonianze del territorio compreso tra Sardara, Monastir, Villacidro e Arbus. È previsto anche un percorso per i non vedenti. Abbinato alla visita del Museo anche un sopralluogo nel santuario nuragico di Santa Anastasia, nel centro del paese.
Gallura
A Luras è possibile visitare il Museo Etnografico “Galluras”, una tipica abitazione gallurese in granito che custodisce oltre 4.000 oggetti dalla fine del 1400 alla prima metà del Novecento: uno spaccato di vita agropastorale e di una società che non esiste più, ma che ha lasciato una profonda impronta sul territorio. Il pezzo più pregiato è un martello in olivastro, usato dalla “femmina Agabbadòra”: era una donna che nell’antichità aveva il compito di praticare una forma di pietosa eutanasia nei confronti dei malati terminali e dei moribondi.
Immerso nel verde dell’isola di Caprera si trova il Compendio museale di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), definito l’Eroe dei Due Mondi. Il generale si trasferì stabilmente in questa isola dell’arcipelago della Maddalena nel 1855, in cerca di un po’ di pace con la sua famiglia dopo le tante battaglie combattute in Italia e in Sud America. Circondata dai pini, la sua casa è stata trasformata in un museo di grandissimo interesse, dove sono conservati gli oggetti e gli arredi originali della vita di Garibaldi, le armi e le uniformi, oltre alla sua tomba e a quelle dei suoi familiari. Uno spaccato del Risorgimento, che vale più di cento libri di storia.
Il Museo etnografico del tappeto, aperto ad Aggius, mostra una grande esposizione dei lavori eseguiti dalle artigiane locali, che continuano a tenere alta la tradizione di questo paese.
Nell’isola della Maddalena trovate il Museo Archeologico Navale “Nino Lamboglia”, dove potete ammirare numerosi reperti trovati nei fondali dell’arcipelago, tra i quali anfore, lucerne, àncore, alcune parti di uno scafo romano affondato alla fine del II secolo d.C. e gli oggetti in esso contenuti.
A Bortigiadas è visitabile il Museo Mineralogico, con pietre e cristalli di tutta la Sardegna.
Gerrei
Il paese di Armungia è noto per aver dato i natali nel 1890 a Emilio Lussu (1890-1975), politico e scrittore che diede lustro alla Sardegna nel secolo scorso. Nel pregevole centro storico, che mostra eloquentemente la prevalenza del tessuto agropastorale del paese, Armungia propone diversi motivi per essere visitata, tra cui il Museo Etnografico “S’Omu de is Ainas” (significa “la casa degli attrezzi”), ospitato nell’antico palazzo del Municipio: conserva una mostra dedicata al suo cittadino più illustre, appunto Emilio Lussu, e uno spaccato della vita contadina e pastorale della zona. Interessante anche la restaurata Casa del fabbro, laboratorio artigiano completo di tutti gli arnesi dell’antico mestiere.
Logudoro-Meilogu
Il Museo Civico Archeologico di Bonorva è stato ricavato nei locali di un convento, a fianco alla chiesa di Sant’Antonio. Ospita reperti di epoca nuragica e romana.
A Ozieri, alcuni anni fa, è stato inaugurato il Museo Civico Archeologico con le sezioni prenuragica, nuragica e storica, e una sala che espone monete dal periodo punico al Regno dei Savoia.
A Ozieri inoltre è di un certo interesse la fonte Grixoni, fatta costruire nel 1882 da un nobile locale che volle regalarla ai concittadini. Sullo stesso sito esisteva sin dal 1594 una fontana che approvvigionava d’acqua il paese.
Mandrolisai
Il paese medievale di Atzara ospita il Museo d’Arte moderna e contemporanea “Antonio Ortiz Echagüe”, nel quale si possono ammirare quadri di pittori sardi e spagnoli (tra cui quello al quale è stato intitolato il sito) e una mostra fotografica che illustra il paese agli inizi del Novecento.
Nel Museo Archeologico di Teti è possibile ammirare i materiali rinvenuti dagli studiosi e ricercatori in tutto il territorio della Comunità montana Barbagia-Mandrolisai. In particolar modo custodisce gli oggetti trovati nei villaggi nuragici di S'Urbale e di Abini: reperti di bronzo e vasi di ceramica, soprattutto, ma anche armi e oggetti per la lavorazione del pellame. Interessante la ricostruzione di una capanna nuragica, sulla falsariga di quelle che è possibile visitare a S’Urbale.
Marghine-Planargia
A Bosa visitate Casa Deriu, un edificio del XVIII secolo che è stato trasformato in un museo. Vi sono esposti oggetti e arredi degli ultimi due secoli, nonché un’esposizione di dipinti.
A Bosa, nell’ex conceria Sanna-Mocci, è stato aperto un museo privato che espone attrezzi da lavoro e fotografie d’epoca, le quali raccontano l’attività che ha segnato l’economia di questo paese per circa un secolo.
Montiferru
A Santu Lussurgiu merita una visita il Museo della Tecnologia contadina, dove potete ammirare centinaia di strumenti del mondo agropastorale del territorio. L’esposizione è stata allestita in una casa padronale del Settecento.
Nuorese
A Orani visitate il museo dedicato a Costantino Nivola. Costruito nel punto in cui un tempo si trovava il lavatoio del paese, ospita numerose opere dello scultore nato a Orani e vissuto per un lungo periodo a New York.
A Bitti visitate il Museo della Civiltà contadina e pastorale.
Nurra
Ad Alghero è possibile visitare il Museo del Corallo, allestito in una villa liberty in pieno centro: una finestra su una delle attività produttive che hanno reso famosa in tutto il mondo la cittadina catalana, soprattutto quando il corallo rosso veniva pescato in grandi quantità nel mare che bagna la Nurra. Non a caso, dal XIV secolo il corallo appare nello stemma della città. Sempre ad Alghero, all’interno della torre di San Giovanni è ospitato il Museo Virtuale della Storia di Alghero.
Nel porto di Stintino trovate il Museo della tonnara, che illustra la pesca del tonno praticata nell’area delle saline.
Ogliastra-Salto di Quirra
Sa Domu ‘e S’Olìa è il nome della casa-museo di Loceri, restaurata non molti anni orsono, nel quale è possibile scoprire un interessante spaccato della cultura agropastorale del territorio, in particolare tutto ciò che riguarda la diffusa coltivazione dell’olivo e la produzione di olio.
Se passate a Seui visitate il Museo della civiltà contadina e delle attività pastorali e minerarie.
Penisola del Sinis
Il Museo Civico di Cabras, intitolato a Giovanni Marongiu (politico locale, ex ministro della Repubblica che diede grande impulso alle politiche del Mezzogiorno d’Italia), conserva numerosi reperti archeologici trovati durante gli scavi in tutto il territorio. Inaugurato nel 1997, il museo propone due distinti settori dedicati ai siti di Tharros (con l’evoluzione degli studi dall’Ottocento ad oggi) e Cuccuru Is Arrius (dalla preistoria sino all’età romana).
Sarcidano
Il museo civico di Laconi, inaugurato nel 1996, conserva molti reperti (tra cui numerosi menhir in trachite, risalenti al 2500-1800 a.C.) trovati in tutto il Sarcidano, in particolare in località Genna Arrele. Altri possono essere ammirati al Museo archeologico nazionale di Cagliari. Il Sarcidano è certamente uno dei territori maggiormente ricchi di testimonianze dell’età nuragica. Interessante anche il museo parrocchiale ospitato nella chiesa dei santi Ambrogio e Ignazio: è dedicato a Sant’Ignazio, il frate cappuccino nato in questa cittadina nel 1701 e venerato in tutta la Sardegna. Vi si trovano numerosi oggetti sacri e reperti archeologici.
Il convento dei Padri Scolopi, a Isili, ospita il Museo civico per l’arte del rame dedicato alla enorme e pregiata produzione della principale attività artigiana del paese.
Sa omuAxiu: la casa-museo Vargiu, costruita agli inizi dell’Ottocento e conservata in perfette condizioni, ripropone a Orroli uno spaccato della Sardegna di due secoli fa e le tradizioni popolari del Sarcidano. Ambienti e attrezzi che parlano della lavorazione artigianale del pane, dei lavori nei campi, della tradizione enogastronomica e dei filati.
Sarrabus
Nel XIX secolo, e sino alla metà del secolo scorso, a Castiadas era in funzione una colonia penale che l’amministrazione comunale intende valorizzare con un progetto che porterà alla creazione di un museo.
Il Museo Archeologico comunale di Villasimius propone un percorso espositivo suddiviso in quattro ambienti: la Sala del mare (ricostruzione degli ambienti originari dei reperti, risalenti al periodo dal VI secolo a.C. al VI secolo d.C.), la Sala del Santuario (materiale rinvenuto nel sito di Is Cuccureddus, risalente al periodo tra il VII secolo a.C. e il V secolo d.C.), la Sala del Territorio (la fase romana nella piana di Santa Maria e le necropoli di Cruccuris e Accu Is Traias, tra il I e il IV secolo d.C.) e la Sala del relitto (il carico di una nave salpata dalle Baleari nel XV secolo d.C., che si incagliò nell’Isola dei Cavoli).
Sassarese-Romangia
Il Museo Nazionale archeologico di Sassari è intitolato a Giovanni Antonio Sanna, politico e industriale che donò le prime opere d’arte con le quali si avviò questo sito museale che contiene reperti dei periodi preistorico, fenicio-punico e romano (con particolare riferimento all’antica città di Turris Lybisonis, l’attuale Porto Torres). Una sala è dedicata all’esposizione di dipinti dal Trecento ai giorni nostri. La caserma militare “La Marmora”, invece, ospita il Museo storico della Brigata Sassari, dedicato alla Brigata dell’Esercito Italiano che ha combattuto durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, e oggi è spesso chiamata dall’Onu a difendere la pace nei territori martoriati da guerre civili e militari, come Kosovo e Iraq. Tra i tanti che vi hanno prestato servizio, lo scrittore e politico sardo Emilio Lussu. Sempre a Sassari, il Museo Etnografico “Francesco Bande” espone una ricca collezione di costumi e oggetti della tradizione isolana. All’interno della cattedrale di San Nicola c’è il Museo del Tesoro, con opere d’arte, arredi e paramenti sacri. Infine, l’ex saponificio Masedu ospita il Centro d’esposizioni d’arte della Provincia di Sassari.
Sulcis-Iglesiente
A Iglesias, all’interno dell’Istituto Tecnico Industriale Minerario, è possibile visitare il Museo di Mineralogia e Paleontologia, con la più importante raccolta di minerali della Sardegna e numerosi fossili. Nell’adiacente Museo dell’Arte mineraria è possibile ammirare antichi macchinari per la trivellazione del suolo e la lavorazione dei minerali estratti.
Se passate a Sant’Antioco visitate l’Antiquarium, un museo costruito a fianco alla fortezza settecentesca: vi sono custoditi reperti ritrovati in tutto il territorio del Sulcis.
Dal 2000 è aperto a Calasetta il Civico Museo di Arte contemporanea, che propone la collezione Leinardi: 120 opere di artisti di tutta l’Europa, dal Sessanta agli anni Ottanta.
A Santadi vale la pena di visitare il Museo archeologico civico e il Museo etnografico “Sa Domu Antiga” (significa “la casa antica”).
Nel borgo medievale di Tratalias è possibile visitare la Fiera dell’artigianato sulcitano, una mostra-mercato permanente che custodisce oggetti della tradizione locale.
A Fluminimaggiore, in un ristrutturato mulino ad acqua del Settecento, è ospitato il Museo etnografico “Licheri”, che prende il nome dalla famiglia di mugnai che gestiva la struttura posta sulle rive del rio Mannu. Nel museo è allestita una mostra permanente di attrezzi dell’agricoltura e di attività artigianali, come la tessitura e la lavorazione del legno.
Ad Arbus è presente il Museo del coltello sardo, nel quale sono custoditi numerosi pezzi di valore tra cui un coltello del periodo giudicale, alcuni pezzi del Settecento e quello che, per lungo tempo, è stato il coltello più grande del mondo (ha la lama lunga 3,50 metri, ed è interessante confrontarlo con alcuni esemplari più piccoli di un centimetro). Non mancano autentici “gioielli” provenienti dagli altri centri di eccellenza della Sardegna (su tutti Pattada, Gavoi e Dorgali) e persino alcune vetrine dedicate alle armi da taglio risalenti al Neolitico.
Trexenta
Se vi trovate a Senorbì, vi suggeriamo di visitare il Museo archeologico etnografico Sa Domu Nosta, che trova ospitalità in una bella casa padronale dell’Ottocento. Vi sono esposti oggetti risalenti al periodo compreso tra il Neolitico antico e il Medioevo, tra cui i reperti rinvenuti negli scavi della necropoli di Monte Luna.





