
Le sette chiese di Gesico e i siti della Trexenta
Senorbì è il paese più popolato e importante della Trexenta. Di grande interesse la chiesa parrocchiale tardogotica dedicata a Santa Barbara, costruita tra il 1640 e il 1680, e rifinita nel 1821. Lavori interminabili, andati avanti a singhiozzo e pagati con i soldi degli abitanti, che si quotarono in base al reddito pur di fregiarsi della chiesa più bella e del campanile più alto di tutto il territorio (raggiunge l’altezza di 32 metri, molti in meno rispetto a quelli inizialmente previsti). La nuova costruzione sostituì la vecchia parrocchia. Tra le opere custodite al suo interno, un crocifisso dello scultore seicentesco Giuseppe Antonio Lonis. Nel vicino villaggio di Segolaj (vedi Città scomparse) è possibile visitare la chiesetta romanica di Santa Mariedda, edificata sull’omonimo colle. L’impianto originale risale agli inizi del XIV secolo ma, in tempi successivi, è stata ampliata. Sopra il portale si innalza un grande campanile a vela. Nel 1910 si riuscì ad arginare una grave epidemia di colera grazie ai locali di questa chiesa: un accordo tra il sindaco e il parroco consentì di isolarvi i malati.
Gesico è stato definito il “paese delle sette chiese”. La più antica tra quelle esistenti è la chiesetta campestre dedicata a Sant’Amatore, esempio di stile romanico risalente al XII secolo. Vi è conservato un sarcofago romano con una teca in argento, contenente le reliquie del Santo, al quale è dedicata una delle principali feste di Gesico. Anche la chiesa di Santa Maria d'Itria (XIII secolo) è stata costruita secondo i canoni dello stile romanico, imposti dai dominatori Pisani. In origine aveva un campanile a vela con una campana di bronzo che, successivamente, è stata collocata nella parrocchiale, la chiesa di Santa Giusta (XIII-XVI secolo), costruita in stile romanico-gotico pisano e successivamente corretta in gotico-aragonese: al suo interno un Cristo nero in legno.
Guamaggiore era uno dei centri più importanti della Curatoria della Trexenta ma, tra il 1651 e il 1681, la popolazione fu decimata dalla peste. Di quel periodo resta la chiesa di San Sebastiano, ma è ancor più antica la chiesa dedicata a San Pietro (inizi del XV secolo).
A Guasila merita una visita la chiesa parrocchiale neoclassica di Santa Maria Assunta, progettata dall’architetto Gaetano Cima nel 1839 e costruita nel punto più alto del paese, in modo da risultare ben visibile anche a chi arriva dalle strade di collegamento. I lavori terminarono nel 1852. Particolarmente marcata la somiglianza con il celebre Pantheon di Roma, e non solo per la presenza di sei colonne doriche: il corpo centrale, infatti, è circolare e termina con una cupola.
Merita una visita l’imponente chiesa parrocchiale di San Giacomo, a Mandas: risale al XVI secolo (i lavori, iniziati alla fine del Cinquecento, furono terminati nel 1605) e conserva al suo interno alcune opere di diverse epoche, tra cui tre altari in legno policromo d’inizio Settecento, due statue di scuola spagnola e il fonte battesimale del 1760. Il patrono del paese (che in quel periodo prese il posto di San Giovanni Battista) è venerato nel santuario costruito nel punto in cui, secondo una leggenda, durante una processione di ringraziamento organizzata dai pastori barbaricini, il simulacro di San Giacomo divenne così pesante da non poter essere più trasportato altrove. Interessante anche la chiesa medievale di Sant’Antonio Abate, all’esterno della quale sono visibili i resti di una strada romana.
A San Basilio visitate l’omonima chiesa costruita agli inizi del XIV secolo, sull’impianto di una chiesa edificata dai Pisani a ridosso di un santuario bizantino. La parrocchia di San Pietro Apostolo, invece, fu costruita tra il XVI e il XVII secolo: si ipotizza che, nello stesso luogo, sorgesse un’altra chiesa pisana.
A Siurgus Donigala spicca la chiesa di Santa Maria di Monserrato, ricostruita nel XVII secolo sui resti di una chiesa bizantina o addirittura paleocristiana, come fanno intuire gli esiti degli scavi effettuati nel secolo scorso (furono ritrovati gioielli, tombe e manufatti vari). Nella chiesa sono custoditi numerosi ceri votivi antichi, alcuni risalenti a cinquecento anni fa: furono impiegati durante le processioni in onore della Madonna, nella partecipata ricorrenza dell’8 marzo (vedi Tradizioni). Il simulacro della Vergine è simile a quello del santuario di Montserrat, a 60 chilometri da Barcellona, uno dei luoghi di culto più importanti della Spagna.
La chiesa di San Giorgio, a Suelli, ha un passato importante: costruita nel XIII secolo, fu la cattedrale dell’allora sede episcopale. Nel XVI secolo subì importanti lavori di ristrutturazione, difatti l’interno è in stile tardogotico. A fianco alla chiesa è possibile visitare il santuario di San Giorgio, che custodisce le spoglie del vescovo vissuto nell’XI secolo, poi santificato.
In cima al Monte Uda, a quota 370 metri, gli abitanti di Barrali hanno costruito un altare in pietra, rivolto verso il paese. Al suo fianco si staglia la statua di Maria Ausiliatrice. In occasione delle ricorrenze religiose più importanti, si svolgono le processioni sino alla vetta.
La chiesa di Sant’Anna, a Selegas, fu costruita in stile gotico-pisano tra il XII e il XIII secolo. La campana più antica del suo campanile è datata 1608. Da alcuni anni la parrocchia è diventata un importante punto di riferimento per le attività artigianali tradizionali del paese.





