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Logudoro-Meilogu  ricco di proposte  anche nel culto
 

Logudoro-Meilogu ricco di proposte anche nel culto

Il monastero di San Pietro di Sorres, a poca distanza da Borutta, da anni si propone con discrezione agli amanti del silenzio, della spiritualità e della meditazione. La foresteria, infatti, ospita coloro che intendono ritirarsi in preghiera e raccoglimento o dedicarsi allo studio della Bibbia e agli esercizi spirituali. Un turismo alternativo, non di massa, che consente di respirare la suggestiva atmosfera all’interno della basilica romanico-pisana, costruita tra l’XI e il XII secolo. Innalzata sfruttando il basalto e l’arenaria, che conferiscono la colorazione bicromatica, custodisce al suo interno il simulacro ligneo della Madonna delle Grazie, conosciuta anche con il nome di Regina di Sorres. Il monastero benedettino è stato costruito nel XX secolo, ispirandosi a uno stile medievale che però non si sposa bene con la chiesa, sotto il profilo architettonico.

A Ittiri visitate la chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro in Vincoli. L’impianto originale è del XV secolo ma la facciata è stata rifatta alla fine del XIX secolo. Al suo interno è possibile ammirare l’altare maggiore, interamente costruito in legno. Fuori del paese, in direzione di Banari, si trova la chiesetta di Santa Maria di Coros (XIII secolo), restaurata di recente dopo anni di abbandono.

Ad Ardara visitate la chiesa romanica di Santa Maria del Regno, così detta perché per lungo tempo fu la cappella privilegiata dei Giudici di Torres. Costruita in trachite scura (non si conosce con certezza l’anno, di sicuro fu consacrata agli inizi del XII secolo), ospitò un Sinodo (1135) presieduto dall’arcivescovo di Pisa, Uberto, personaggio molto considerato dalla Santa Sede. Ai piedi dell’altare, nel quale prestavano giuramento i Giudici di Torres, sono custodite le spoglie della Giudicessa Adelasia. Il ritrovamento di alcuni corredi funerari, fa ipotizzare che Santa Maria del Regno sia stata edificata in un’area cimiteriale (del V o VI secolo d.C.) oppure sui resti di una precedente chiesa. Molto bello, all’interno, un grande polittico del Cinquecento posto alle spalle dell’altare maggiore.

Nelle campagne di Ploaghe spicca la chiesa di San Michele di Salvenero, esempio di stile romanico del XII secolo. Prende il nome dal vicino villaggio medievale di Salvenor, scomparso nel XVI secolo. In una bolla di Papa Innocenzo II (1139) è indicato il nome di San Michele di Salvenero, in riferimento ai possedimenti dell’abbazia di Vallombrosa, nella quale rientrava anche questa chiesa affidata all’allora abate Ugone. Purtroppo, lavori di restauro eseguiti agli inizi del Novecento hanno sfigurato la facciata bicroma originale. Ciononostante, è pur sempre uno dei pochi esempi di edificio la cui pianta è “a croce commissa”.

La cattedrale di Sant’Antioco di Bisarcio fu costruita sulla sommità di una collina di origina vulcanica a poca distanza da Ozieri: un particolare non secondario, in quanto la fa apparire ancor più maestosa alla vista del visitatore. Furono impiegati diversi tipi di trachite scura quando, nell’XI secolo, il Giudice di Torres Costantino I de Lacon ordinò la costruzione di questa chiesa sopra le rovine di un precedente edificio distrutto da un incendio. La cattedrale di Sant’Antioco di Bisarcio fu consacrata nel 1174. Di particolare interesse il portico a due piani che, secondo gli studiosi, sarebbe stato costruito nel XIII secolo.

A pochi chilometri da Siligo, nelle campagne che circondano la comunità di S’Aspru, c’è la chiesetta di Santa Maria di Bubalis, costruita nel IX secolo accanto alle rovine delle terme tardoromane di Mesumundu. Presenta una colorazione bicroma (il rosso dell’argilla e il nero della trachite) e una pianta crociforme. Il corpo centrale termina con una cupola. L’edificio è stato ristrutturato pochi anni fa.

Sulla sommità del Monte Santo (735 metri), di fronte a Siligo, c’è la chiesetta dedicata al profeta Sant’Elia. Costruita nell’XI secolo dai monaci Cassinesi, su preciso invito del Giudice di Torres Barisone I: le mura sono parte in trachite nera e parte in calcare, mentre il pavimento è in trachite rossa. La scrittrice Zella Corona, nel suo libro “Il Quinto Moro”, la definì “una sorta di altare primitivo”. La mattina di Pasquetta (ovvero il Lunedì dell’Angelo) la chiesa di Sant’Elia accoglie centinaia di fedeli che giungono in pellegrinaggio da Siligo e dai paesi vicini: salgono sul monte per rinnovare ogni anno il ringraziamento a Sant'Elia e a Sant'Enoch.


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