
Anche nel Campidano cento paesi e mille chiese
A tre chilometri da Cagliari, vicino alla vecchia strada che collegava la città alla spiaggia di Giorgino, è possibile visitare la chiesetta di Sant’Efisio: risale al Seicento ed è di proprietà della famiglia nobile Balletto, che la mette a disposizione soprattutto in occasione dei festeggiamenti del Santo (vedi Sagra di Sant’Efisio).
Terza città della Sardegna per estensione dopo Cagliari e Sassari (circa 70.000 abitanti all’ultimo censimento), Quartu Sant’Elena deve il suo nome alla distanza calcolata in miglia (quattro, appunto) dal capoluogo, in un antico percorso romano. I primi insediamenti risalgono ai tempi dei popoli nuragici, ma anche Fenici, Romani, Vandali, Saraceni e Spagnoli si stabilirono in questa area strategica che si affaccia sul golfo di Cagliari. Suggeriamo di visitare le chiese di San Pietro di Ponte, Sant’Efisio, Sant’Agata (XI secolo), Santa Maria di Cepola (XII secolo) e la parrocchia di Sant’Elena (XVI secolo).
Selargius è un paese dell’area metropolitana di Cagliari, nel quale si possono visitare tre antiche chiese: San Lussorio (XVII secolo), San Giuliano (XII secolo d.C., custodisce una croce lignea del Cinquecento) e Maria Vergine Assunta (XVII secolo, ma pare che sia stata ricostruita su un edificio di due secoli prima). San Giuliano fu la parrocchiale sino al XVI secolo. A fianco a questa chiesa furono rinvenute tracce di sepolture di età medievale.
Sestu, paese di grandi tradizioni rurali, vanta la chiesetta campestre di San Gemiliano, esempio di stile romanico risalente al XIII secolo. Dello stesso periodo è la chiesa di San Salvatore, che sorge in pieno centro abitato. Buona parte del materiale di costruzione fu saccheggiato da vicine rovine di edifici di epoca romana, secondo una consuetudine del tempo soprattutto da parte dei monaci vittorini di Marsiglia: validi esempi li troviamo a Nora (Sant’Efisio) e Uta (Santa Maria). Sino a un paio di secoli orsono San Salvatore fu la parrocchiale di Sestu, ma successivamente fu sconsacrata per essere utilizzata come deposito: fu forse per questo motivo che, nel XVI secolo, venne edificata l’attuale parrocchia di San Giorgio.
Nel centro storico di Assemini, paese popolato sin dall’arrivo dei Fenici, risulta di interesse la chiesa di San Giovanni Battista. Risale probabilmente al VI secolo d.C. (visti gli influssi dell’architettura bizantina) e confina con la parrocchia di San Pietro apostolo, anch’essa di un certo rilievo: esempio di stile gotico-aragonese, fu costruita agli inizi del XVI secolo.
Non distante da Assemini troviamo Villaspeciosa, un paese a carattere prevalentemente agricolo alla cui periferia sorge la bella chiesa di San Platano, un esempio di stile romanico che risale al XII secolo. Taluni studiosi ritengono che sia stata costruita sull’esempio di Santa Maria di Sibiola (vedi Serdiana), non a caso fu eretta dai monaci vittorini che facevano capo a San Saturnino (Cagliari). Non mancano le contaminazioni stilistiche, probabilmente dovute all’impiego di maestranze provenienti da paesi diversi. La facciata ha una particolarità: due portali, ciascuno dei quali corrispondente a una navata. I muri perimetrali esterni sono stati costruiti con l’impiego di marmo, trachite e tufo. Sul campanile a vela è fissata una campana in bronzo del 1428. A Villaspeciosa troviamo anche la chiesa parrocchiale dedicata alla Vergine Assunta che, dopo sessant’anni, può nuovamente mettere in bella mostra un crocifisso ligneo del XVI secolo che era stato trafugato da ignoti ed è stato recentemente ritrovato nel laboratorio di un antiquario.
Non è stato mai rinvenuto alcun documento ufficiale, ma gli inizi dei lavori di costruzione della chiesa di Santa Maria, a Uta, vengono fatti risalire all’XI secolo d.C.: prima di allora furono certificate altre due chiese presenti nel territorio, di cui oggi restano soltanto pochi ruderi. Di sicuro, nel 1363 furono i monaci vittorini a gestire quello che un tempo fu un vero monastero, del quale si è salvato soltanto un pozzo. I monaci di San Vittore di Marsiglia, come già in altre località, sfruttarono parti di edifici di epoca romana della zona per interventi di ampliamento e ristrutturazione. Lo stile romanico prevale su quello originario.
Decimomannu è strettamente legata alla festa della patrona Santa Greca (vedi Sagra di Santa Greca), che anima il santuario edificato nel Settecento sui ruderi di una precedente costruzione dedicata alla Santa. La facciata è stata ristrutturata alla fine del Novecento. Decisamente più bella sotto il profilo architettonico è la chiesa di Sant’Antonio Abate (Cinquecento).
La chiesa di Santa Maria di Sibiola (Serdiana) viene fatta risalire agli inizi del XII secolo, quando i monaci di San Vittore già operanti a Cagliari (basilica di San Saturnino) decisero di allargare il loro raggio d’azione nel Campidano e nel Sulcis-Iglesiente. Di grande effetto cromatico (risultano incastonati alcuni blocchi della cosiddetta pietra di Serrenti) e architettonico l’originale facciata, che si stacca decisamente dallo stile delle chiese della Sardegna meridionale.
Sui ruderi di un edificio, costruito non più tardi del periodo tra il X e l’XI secolo d.C., fu innalzata la chiesa di San Gemiliano (Samassi), che deve il suo nome al monastero di San Mamiliano (appartenne infatti ai monaci dell’isola di Montecristo). La struttura attuale risale alla fine del XIII secolo. Attorno ad essa furono rinvenute tracce di sepolture dell’età medievale e una tomba sotterranea bizantina.
Serramanna merita una visita, se non altro, per la bella chiesa dedicata a San Leonardo (XVI secolo), esempio di stile tardogotico con alcuni particolari che la caratterizzano dalle altre del Campidano: innanzi tutto il campanile, a sezione ottagonale (anziché quadrata, come imponeva la tradizione locale), e poi l’arco in marmo che introduce alla cappella di Santa Maria: tra i rilievi scolpiti figurano anche due leoni.
Se passate per Sardara, suggeriamo di visitare le chiese di San Gregorio (interessante esempio di stile romanico-gotico del XIV secolo d.C.) e della Beata Vergine Assunta (VXII secolo).





