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San Costantino,  il suo culto portato  dai Bizantini
 

San Costantino, il suo culto portato dai Bizantini

La chiesa di San Lussorio, risalente all’inizio del XII secolo d.C. (si ipotizza tra il 1100 e il 1120), fu costruita a Fordongianus dai Monaci Vittorini nel punto in cui sorgeva la cripta in cui era stato decapitato il Santo martire, nel 304 d.C., sotto l’impero di Diocleziano. Lussorio, infatti, era stato processato a Karalis (Cagliari) e condannato a morte per la professione del Cristianesimo, la fede che fu liberalizzata pochi anni dopo con l’Editto di Costantino. La condanna fu eseguita fuori dal paese. In seguito, la cripta (nella quale è possibile ammirare un mosaico pavimentale) fu ingrandita e impiegata per seppellire altri defunti, diventando ben presto meta di pellegrinaggio: anche in virtù di questo fatto, Fordongianus (allora Forum Traiani) divenne sede vescovile nel 484. In quell’anno, il vescovo Mariniano di Forum Traiani partecipò al Concilio di Cartagine. Nel XIII secolo la chiesa di San Lussorio è stata parzialmente ricostruita a causa del crollo del fianco destro, mentre la facciata è stata rifatta con motivi gotico-aragonesi nel XV secolo.

Si deve ai Bizantini l’introduzione in Sardegna del culto di San Costantino, l’imperatore d’Occidente che, con l’Editto di Milano (313 d.C.), riconobbe ai sudditi libertà di culto e, di fatto, liberalizzò il cristianesimo dopo anni di persecuzioni. A lui è stato dedicato il santuario eretto nel territorio di Sedilo nel XIII secolo d.C. e ricostruito più volte. Attorno alla chiesa, meta di numerosi pellegrini, a luglio si corre la spettacolare Ardia secondo una tradizione che vanta almeno 400 anni: l’evento, tra sacro e profano, ricorda la vittoria di Costantino sul rivale Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.).

A Samugheo è possibile ammirare la chiesetta campestre dedicata a San Basilio (costruita nel XVI secolo) e la parrocchiale di San Sebastiano (XVII secolo), con il suo grande campanile a base quadrata.

La chiesa campestre di Santa Lucia sorge tra i paesi di Assolo e Senis, in una zona ben nota alle popolazioni preistoriche per la presenza di giacimenti di ossidiana. Gli scavi archeologici dentro e intorno alla chiesa hanno riportato alla luce un antico impianto termale romano e i resti di un cimitero paleocristiano (IV-V secolo d.C.). Alcune strutture, forse risalenti agli inizi dell’XI secolo, testimoniano l’esistenza di un monastero e di una chiesa dedicata a San Giorgio.

La chiesa campestre di Santa Susanna (Busachi) fu consacrata nel 1349, quando assunse la funzione di parrocchia dell’ormai scomparso villaggio di Moddamenis. Attorno alla chiesetta si trovano i muristenes, i locali che accoglievano i fedeli in occasione della novena. L’edificio dedicato a Santa Susanna fu costruito non più tardi del 1341 (la data più antica alla quale fanno riferimento alcuni documenti) in stile romanico. Al suo interno è possibile ammirare alcuni affreschi degli inizi dell’Ottocento, che illustrano la vita della Santa.

Nella parte più alta del centro storico di Neonèli si erge la parrocchiale di San Pietro, costruita nel 1611 sui resti di una precedente chiesa (forse del XV secolo). Nella facciata risaltano i colori della trachite rosa, mentre al suo interno è custodito un ostensorio d’argento del Quattrocento. La chiesa dell’Angelo, edificio campestre costruito a metà del XVII secolo alle porte di Neonèli, il primo lunedì di agosto ospita la “festa de s’Angelu”, di origine pastorale. Un grande banchetto coinvolge la popolazione e i pellegrini all’interno di un parco, prima di dare inizio a balli e canti sardi.

Nel cimitero di Bidonì potete visitare la piccola ma bella chiesa di San Pietro apostolo, costruita con blocchi di trachite rossa nel XII secolo: lo stile romanico non è stato intaccato dai successivi lavori di restauro. Non lontano dal paese merita una visita anche il santuario dedicato a Santa Maria de Ossolo (prende il nome dalla località in cui sorge): costruito nel XVII secolo utilizzando la trachite rosa, di cui il Barigadu è ricco, ha conservato il loggiato ma non le “cumbessias”, piccole case che un tempo ospitavano i pellegrini, soprattutto in occasione della festa di Santa Maria (il 29 agosto).


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