
Le fortificazioni più importanti degli altri territori
Nel medievale centro storico di Oristano (regione dell'Arborea), la torre di Mariano II ci riporta ai tempi dei Giudicati: è una delle porte d’ingresso più importanti (non a caso è chiamata Porta Manna, cioè la "porta grande") e faceva parte della cinta muraria costruita nel 1291 sotto la guida di Mariano II. Svetta nell'attuale piazza Roma ed è la parte più visibile dell'antica cinta. Costruita su tre livelli, presenta una torretta merlata (nel quale trova alloggiamento una campana del XV secolo) che la differenzia dalle somiglianti torri cagliaritane di San Pancrazio e dell'Elefante. La torre di Portixedda (significa "piccola porta"), invece, fu costruita dagli Spagnoli nel XV secolo sui resti di una torre di epoca giudicale.
Barbagie
Ad Aritzo suggeriamo una visita a “Sa Bovida”: significa “la volta” e si riferisce alla caratteristica di una parte della copertura di un sottopassaggio. L’edificio nel Settecento ospitò le carceri del paese. Fino alla metà del secolo scorso fu adibito a locali di massima sicurezza. È possibile ammirare tre celle e la zona riservata ai sorveglianti.
Barigadu
Tra Villa Sant’Antonio e Samugheo ci sono i resti del castello di Medusa, costruzione medievale scavata nella roccia. Da qui si controllava il traffico in prossimità del rio Araxisi e del rio Maiori.
Baronìe
Posada conserva i resti del castello della Fava, costruito nel XIII secolo dai Pisani: dalla torre si domina tutto il territorio circostante, bagnato dal rio Posada.
Tra i tanti motivi di interesse che suggeriscono una visita a Galtellì, anche i resti del castello di Pontes. Costruito in epoca medievale sul Monte Tuttavista, ospitò i baroni del paese.
Gallura
A pochi chilometri da Olbia, arroccato sul colle di Sa Paulazza, c’è il castello che prende il nome dalla località, conosciuta anche come Mont’a Telti. Fu costruito nel 534 d.C., quando la Sardegna tornò in mano ai Bizantini.
La massiccia torre Longonsardo (inizio XVI secolo) domina il promontorio di Santa Teresa di Gallura. Si tratta di una torre circolare fatta costruire dagli Spagnoli per controllare la costa da posizione favorevole.
Nelle vicinanze del lago di Casteldoria, quasi sul confine con l’Anglona, si trovano i resti del castello dei Doria costruito da un componente della famiglia genovese nel XII secolo. Fu restaurato nel XIV secolo dal re Pietro d’Aragona ma, per una breve parentesi, fu riconquistato da Matteo Doria. Successivamente cadde nelle mani degli Aragonesi prima e degli Spagnoli dopo.
Logudoro-Meilogu
Ad Ardara ci sono i pochi resti del castello e del Palazzo giudicale che, per lungo tempo, ospitò i Giudici di Torres. Si trova non distante dalla bella chiesa romanica di Santa Maria del Regno. Nell’Ottocento, parte del paese fu costruita attingendo dai blocchi di pietra che formavano i muri di cinta e le residenze dei Giudici. Un vero peccato: dalle ricostruzioni degli storici si evince che questa fortezza dovesse essere particolarmente bella e ricca.
Marmilla
Sulla sommità del colle di origine vulcanica che domina il piccolo centro di Las Plassas, a poca distanza da Barumini, sono visibili i ruderi del castello costruito nel XII secolo d.C., nell’ambito delle fortificazioni dal Giudicato di Arborea nel confine con il Giudicato di Cagliari.
Monte Acuto-Goceano
Sulle rive del lago Coghinas, nel territorio di Oschiri, ci sono i resti di quello che erroneamente viene indicato come castello di Castro: della fortezza medievale, però, non sono state trovate prove certe. Gli scavi degli archeologi hanno invece riportato alla luce le rovine di una stazione edificata dai Romani lungo la strada che, giungendo dalla lontana Karalis (l’attuale Cagliari), portava sino alla Gallura. Trovati anche alcune tombe e i resti di un acquedotto.
Il castello di Burgos (un tempo era chiamato castello del Goceano), dove nel 1255 morì la Giudicessa di Torres, Adelasia (ultima regina di Gallura e del Logudoro), domina il paese di Burgos che si sviluppò successivamente rispetto alla costruzione della rocca (1129). Fu edificato per volere del Giudice di Torres, Gonario. Il Giudice Costantino vi fu assediato nel 1193 dal Giudice di Cagliari, Guglielmo di Massa, che riuscì a rapire e imprigionare la moglie.
Montiferru
A Cuglieri sono rimasti pochi resti (alcune cisterne e la base del muro di cinta) del Casteddu Etzu (un tempo noto come il Castello del Monte Ferru), costruito nel XII secolo da Ottocorre, fratello di Barisone, Giudice di Torres. Era un avamposto in difesa degli attacchi del confinante Giudicato di Arborea che, dopo un assedio, lo conquistò e lo mantenne sino al 1354, anno in cui gli Aragonesi presero possesso del territorio. In seguito (1426) il castello entrò in possesso della nobile famiglia Zatrillas.
A Ghilarza spicca la Torre aragonese, costruita in epoca giudicale forse in opposizione del vicino castello di Macomer. Si tratta di una torre a due piani con pianta rettangolare che, secondo alcuni studiosi, avrebbe dovuto far parte di una fortezza molto più grande e complessa: gli eventi del 1478 (quando il marchese Alagon fu sconfitto in battaglia dagli Spagnoli, proprio di fronte a Macomer) non consentirono di completare l’opera. Attualmente il piano terra viene sfruttato per convegni e concerti, mentre il piano superiore ospita mostre temporanee.
Ogliastra
Nella spiaggia di Barisardo c’è la massiccia torre di Barì (così si chiamava un tempo questa località: il nome cambiò con la costituzione del Regno d’Italia, in alcune carte topografiche viene indicata come Bari Sardo), fatta costruire nel XVII secolo dagli Spagnoli per contrastare le frequenti incursioni vandaliche.
Ormai si possono ammirare soltanto pochi resti, tuttavia vale la pena di citare il castello di Medusa, costruito in epoca medievale sui resti di un insediamento militare punico nel territorio di Lotzorai: il suo primo nome, castello dell’Agugliastra, fa riferimento alla vicina Pedra Longa, una guglia di falesia presente nel territorio di Baunei, chiamata anche Agugliastra, dalla quale potrebbe aver avuto origine la denominazione della regione dell’Ogliastra.
Nel centro storico di Seui è presente un piccolo carcere risalente alla dominazione spagnola, utilizzato sino al Novecento.
Penisola del Sinis
Nella collina di Capo San Marco che domina le rovine di Tharros c’è la torre di San Giovanni, una delle tante costruite dagli Spagnoli in difesa delle coste sarde.
Torre Sa Mora, a Capo Mannu, è una delle torri spagnole ancora in buone condizioni. È posta di fronte a una postazione radar dell’Aeronautica Militare Italiana.
Sarcidano
A Laconi, nel Parco Aymerich, è possibile ammirare il castello medievale appartenuto ai Castelvì, feudatari del paese dal 1469: il loro stemma è scolpito all’ingresso del maniero, composto di tre edifici che hanno subìto ristrutturazioni in varie epoche e secondo stili molto diversi tra di loro. Di difficile attribuzione la data (1053) leggibile sullo stipite del portale d’ingresso: la pietra dovrebbe essere stata spostata dal punto d’origine (forse la torre) tra l’Ottocento e il Novecento.
Sarrabus
Nel XIX secolo, e sino alla metà del secolo scorso, a Castiadas era in funzione una colonia penale che l’amministrazione comunale intende valorizzare con un progetto che porterà alla creazione di un museo. In questa struttura i detenuti scontavano le loro pene e venivano impiegati ai lavori forzati: a loro si devono molte opere di bonifica del territorio, che da decenni ospita vigneti e frutteti. Attorno al carcere si sviluppò il centro abitato.
Sassarese-Romangia
La città di Sassari ancora oggi mostra una parte delle antiche mura che, sin dagli inizi del XIII secolo, la cingevano. Gli ingressi in origine erano quattro, dotati di ponti levatoi che consentivano di superare un fossato: Porta Castello, Porta Rosello, Porta Utzeri e Porta Sant’Antonio. Successivamente fu aperta Porta Nuova.
Vicino alla spiaggia di Platamona trovate la torre di Abbacurrente, costruita nel XVI secolo per consentire l’avvistamento di navi barbaresche.
Sulcis-Iglesiente
Siliqua è un paese conosciuto ai più per la presenza dei resti del vicino castello dell’Acquafredda, che fu abitato dal conte Ugolino Donoratico della Gherardesca (personaggio citato da Dante Alighieri nell’Inferno della Divina Commedia): fu eretto nel XIII secolo in cima a un roccione di origine vulcanica che domina le vallate circostanti bagnate dal rio Cixerri. Si può ammirare ciò che resta delle tre file di mura, del mastio, della residenza dei nobili proprietari. In ottime condizioni, invece, una cisterna per l’acqua: è stata restaurata nel 1999. Salendo sulle pendici del colle, è possibile vedere i pochi resti degli edifici di un villaggio militare medievale: alloggi e magazzini eretti dai Pisani.
Nel centro di Calasetta spicca la torre fatta edificare dal Vicerè di Sardegna tra il 1756 e il 1757. Fortunatamente non furono utilizzate le pietre delle rovine di Sulci, come inizialmente era stato ipotizzato: troppo grosse per essere trasportate senza eccessivi costi e dispendio di energie. Si ripiegò sul materiale locale e sulla calce fabbricata a Porto Paglia, mentre la manovalanza fu scelta tra i disoccupati di Carloforte. Due cannoni e armi di calibro minore garantivano la protezione dell’insenatura. Il Comune di Calasetta la acquistò nel 1875 e provvedette alla sua ricostruzione durante le due Guerre Mondiali.
Risale al 1813 l'idea di edificare una fortezza alle porte di Sant'Antioco, per difendere la popolazione locale dalle invasioni barbaresche. Militari e civili lavorarono duramente, per costruire in fretta il fortino sabaudo che ancora oggi è visitabile in località Sa Guardia de su Pisu, ormai integrata all'interno dell'abitato. Purtroppo, nel 1815, i barbareschi tunisini si rivelarono molto astuti: issando bandiera inglese, riuscirono a superare i primi sbarramenti isolani e piombarono dalle retrovie sul fortino ancora non ultimato. Fu una carneficina. Gli invasori saccheggiarono il paese e lo misero a ferro e fuoco. Poi fecero prigionieri 133 uomini da vendere come schiavi.





