
Villanovaforru, a Genna 'e Maria un trilobato
Il complesso nuragico di Genna ‘e Maria (il nome deriva dal latino Janua Maris: Porta del Mare, cioè via di sbocco verso il Golfo di Cagliari e quello di Oristano) costituisce uno dei principali motivi di interesse nel rilievo nei pressi di Villanovaforru, centro prolifico di idee e uno dei maggiori poli d’attrazione della Marmilla. A poca distanza dal paese è possibile visitare questo nuraghe a pianta trilobata, cioè con tre torri perimetrali unite tra di loro da mura: forse era prevista una quarta torre ma probabilmente non fu mai innalzata. Attorno sono visibili le diverse tipologie dei resti delle capanne di un villaggio e le fucine dove si fondevano i metalli raccolti nei vicini siti minerari: vi abitavano non più di 80 persone contemporaneamente. Gli studiosi hanno individuato le diverse tipologie di ambienti: le stanze del riposo notturno, i saloni adibiti alle cerimonie e quelli per la consumazione dei pasti comuni, i depositi delle derrate alimentari e quelli dove le stesse venivano lavorate, a cominciare dalle granaglie. Comunque i lavori di scavo, iniziati nel 1969, non sono stati ancora ultimati del tutto e non è escluso che nuove scoperte si aggiungano a quelle importantissime fatte sinora.
La prima parte del nuraghe fu costruita tra il XVI e il XIV secolo a.C., ma la struttura fu completata soltanto tra il XIII e il IX secolo a.C. Il sito fu abbandonato inspiegabilmente intorno all’VIII secolo a.C. (a causa di un incendio, del quale sono rimaste tracce?), ma fu nuovamente sfruttato quasi mille anni dopo quale luogo di culto pagano, come testimoniano i numerosi reperti (punici e romani) trovati durante gli scavi iniziati nel 1969 e custoditi nel Museo archeologico “Genna Maria”, a Villanovaforru. Il santuario fu progressivamente abbandonato a partire dal VI secolo d.C., quando il papa Gregorio Magno promosse l'opera di evangelizzazione della Sardegna.
A pochi chilometri da Villanovafranca, visitate il complesso nuragico di Su Mulinu. Si tratta di una fortezza costruita intorno al XV secolo a.C. con l’impiego di massi calcarei e di arenaria, con un bastione trilobato e una cinta antemurale provvista di torri. Di grande interesse scientifico e storico il rinvenimento di un altare in tufo, risalente al periodo tra il IX e l’VIII secolo a.C.: è situato all’interno del nuraghe e pare sia stato utilizzato anche da Punici e Romani. Questo sito chiude idealmente un triangolo importantissimo sotto il profilo storico e archeologico, insieme ai complessi di Barumini e Villanovaforru.
Il nuraghe Bruncu ‘e Madili, nella Giara di Gesturi, ha una particolarità: è forse l’edificio nuragico più antico sinora scoperto in Sardegna (l’indagine al Carbonio 14 lo fa risalire al 1800 a.C.).
Nel territorio di Mogoro, all’ingresso del paese (a ridosso della Cantina Sociale, dal quale prende il nome), trovate il nuraghe trilobato denominato Cuccurada.
Sulla collina di San Giovanni (territorio di Asuni), a poca distanza dai resti dell’omonimo nuraghe, gli scavi archeologici hanno riportato alla luce ciò che resta di una fortezza punica, costruita su un preesistente villaggio nuragico. Si pensa che la fortezza avesse la funzione di controllare una delle vie di comunicazione con la Barbagia, lungo la vallata del rio Noedda, per impedire le scorrerie delle popolazioni barbaricine.
Nel territorio di Villa Sant’Antonio c’è un gruppo di domus de janas scavate nel tufo: poste sul colle di Cuccuru Tundu, nel dialetto locale sono chiamate “forrus” (forni).
Nel territorio di Assolo visitate il nuraghe quadrilobato di Santa Lucia, il più importante della zona.
Nel territorio di Siddi, nel Parco comunale Sa Fogaia, è possibile ammirare un bell’esempio di nuraghe a corridoio.





