
Seruci, non solo miniere: scoperti un nuraghe e cento capanne
Nel territorio di Gonnesa, paese sorto nel 1714, merita una visita il complesso nuragico di Seruci, vicino alla frazione di Nuraxi Figus. Il sito comprende un nuraghe (la cui torre centrale è circondata da altre cinque torri) e ciò che resta di un villaggio fatto di un centinaio di capanne circolari: nelle principali, tra quelle rinvenute ai primi del Novecento, erano conservati numerosi reperti archeologici. Il nuraghe, invece, fu scoperto nel 1897, anche se i lavori degli archeologi furono autorizzati soltanto dieci anni più tardi.
A Domusnovas, la zona delle grotte di San Giovanni è ricca di nuraghi: di grande interesse è quello denominato Domu ‘e s’Orcu, che significa “la casa dell’orco”.
A Santadi si possono ammirare i resti del nuraghe Diana e del villaggio che fu costruito tutto attorno.
Nelle campagne di Sarroch, non molto distante dalla raffineria della Saras Petrolchimica, ci sono i ruderi del nuraghe Antigori, dove furono trovate ceramiche micenee di circa 3.200 anni fa. La rarità consiste nel fatto che l’argilla usata è quella del posto, il che farebbe supporre che i Micenei abbiano avuto proficui contatti con le popolazioni nuragiche. A pochi chilometri di distanza troviamo il nuraghe Sa domu ‘e s’Orcu (la casa dell’orco).
Nel centro storico di Sant’Anna Arresi svetta il nuraghe Arresi (due torri unite “a tancato”: l’impianto originale risale al XIV secolo a.C.), attorno al quale tra l’Ottocento e il Novecento furono costruite le abitazioni che oggi circondano la piazza principale. Del villaggio nuragico si è salvata soltanto una fonte, a poca distanza dal nuraghe.
Nella strada che collega Sant’Anna Arresi a Porto Pino, vicino al paese, è possibile visitare i resti del villaggio nuragico di Coi Casu, risalente al XII secolo a.C. (vi sono state trovate anche testimonianze di insediamenti fenicio-punici e romani, databili tra il VI e il I secolo a.C.).





