
Necropoli in Sardegna, millenarie testimonianze delle antiche sepolture
Nurra
Quella di Anghelu Ruju è la necropoli più nota della zona di Alghero. Scoperta nel 1904 nelle tenute della società vitivinicola Sella & Mosca, vicino alla strada dei Due Mari (in località Li Punti) il suo nome significa letteralmente “angelo rosso”. Si tratta di una quarantina di grotte funerarie di piccole dimensioni, in parte comunicanti, scavate nella roccia tra il VI e il III millennio a.C.: al loro interno furono trovati numerosi oggetti e armi della stessa natura di quelli trovati durante gli scavi del vicino nuraghe Lattara. In alcune tombe sono visibili particolari decorativi di varia natura.
Penisola del Sinis
In prossimità del lago di Cabras si trovano i pochi resti del villaggio prenuragico di Cuccuru Is Arrìus, vicino al quale sono state rinvenute numerose tombe ipogeiche: all’interno di esse gli archeologi hanno trovato piccoli idoli di materiale vario, dedicati alla Dea Madre. Il villaggio, purtroppo, andò distrutto negli anni Cinquanta durante i lavori per la realizzazione di un canale.
Sarcidano
Notevoli ritrovamenti sono stati fatti dagli archeologi nella necropoli di Su Monti, a Orroli.
Di grande interesse è la necropoli di Fossada, nel territorio di Escalaplano.
Sarrabus
L’imponente necropoli di Pranu Muttedu, a Goni (risale al 3000 a.C.), presenta numerose tombe disposte all’interno di circoli di pietra. Di rilievo la tomba collettiva che avrebbe ospitato uno o più personaggi di spicco del villaggio nuragico. I menhir sono una sessantina.
Sassarese-Romangia
Nel territorio di Sassari troviamo le necropoli di Mesu ‘e Montes e S’Adde Asile.
Sulcis-Iglesiente
A Sant’Antioco, nel VI-II secolo a.C., fu costruita a Monte ‘e Cresia una necropoli: suggeriamo di visitare la cosiddetta “tomba dell’affresco”.
Segnaliamo la necropoli ipogeica di Montessu (Villaperuccio), in località Sa Pranedda. Si tratta di una delle più importanti della Sardegna: disposta ad anfiteatro, in alcune delle quaranta tombe preistoriche scavate nella roccia (tra il IV e il II millennio a.C.) è possibile ammirare i dipinti e le protomi taurine che ornano le pareti, i motivi decorativi e un profilo della dea Madre. Non tutte sono visitabili: le più grandi costituiscono una sorta di tombe-santuario.
Se capitate a Santadi, non mancate di visitare l’area archeologica di Pani Loriga, dove trovate la necropoli fenicio-punica (150 tombe, in parte si tratta di domus de janas adattate) accanto alla fortezza costruita dai Fenici nel VII secolo a.C.
A Siliqua rivestono notevole interesse i resti di insediamenti fenici e punici (Medau Casteddu e San Pietro), di una necropoli e di un acquedotto romano.
Trexenta
Se vi trovate nel territorio di Pimentel vi suggeriamo di visitare le necropoli ipogeiche di S’Acqua Salida: due gruppi di tombe ancora ben conservate.
La necropoli di Monte Luna, a due chilometri da Senorbì, mostra tombe di vario genere (a pozzo e a fossa) scavate sia nella roccia calcarea che nel tufo. Risalgono al periodo tra il V e il III secolo a.C. (vi furono sepolti gli abitanti sardo-punici che abitavano nella zona di Santu Teru), ma furono utilizzate anche in epoche successive, come testimoniano alcuni reperti attribuiti alla dominazione romana. Nel Museo archeologico etnografico Sa Domu Nosta di Senorbì sono conservati i numerosi oggetti rinvenuti durante gli scavi, tra cui vasi, monili, amuleti di origine egiziana ma prodotti nelle botteghe artigiane dell’antica città di Tharros. Nelle campagne del circondario, inoltre, furono rinvenuti due tra i pezzi più importanti del patrimonio archeologico della Sardegna, vale a dire la “Mater Mediterranea” (trovata nel 1935, rappresenta la divinità femminile per eccellenza delle popolazioni prenuragiche) e il “Miles Cornutus” (scoperto nel 1841, è un bronzetto rappresentante un guerriero preistorico: si ritiene che si tratti di un “ex voto”). Entrambi sono custoditi al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.





