
Zinco in grandi quantitą nella miniera del monte Malfidano
A metà dell’Ottocento, la montagna di Malfidano (il nome sembrerebbe derivare dalle continue scorrerie di briganti) fu presa d’assalto dai taglialegna inviati da un’impresa toscana, che la disboscarono interamente. Quasi contemporaneamente divenne oggetto d’interesse di una società mineraria e, dopo alcuni anni di ricerche, si scoprì che lì sotto si nascondeva il più ricco giacimento di zinco in Italia. Gli affari andarono progressivamente migliorando, al punto che la borgata di Buggerru divenne un paese di discrete dimensioni.
La miniera di Malfidano cambiò più volte proprietà ma i rapporti con le maestranze si guastarono soprattutto all’inizio del secolo scorso quando, per far fronte agli accordi economici raggiunti con una compagnia francese, si imposero ritmi lavorativi sempre più pesanti. Appena pochi mesi fa sono stati ricordati ufficialmente i sanguinosi fatti registrati il 4 settembre 1904, giorno in cui le forze di polizia uccisero tre minatori durante una manifestazione di protesta contro la direzione. Quei fatti segnarono, in qualche modo, l’inizio di un lento ma inesorabile declino della miniera e la conseguente crisi economica del territorio. Una parte delle strutture è stata demolita nel corso del Novecento, tuttavia restano da visitare le laverìe Malfidano e Lamarmora e, all’interno del paese, le officine meccaniche.





