Quando l'Argentiera affascinò e illuse Honorè de Balzac

Quando l'Argentiera  affascinò e illuse  Honorè de Balzac

Si ha ragione di credere che il giacimento d’argento che ha dato il nome al sito dell'Argentiera (provincia di Sassari) e a questa porzione della Nurra, abbia attratto popoli da terre lontane già in antichità. Soltanto in epoca giudicale comparve la prima testimonianza scritta dello sfruttamento della miniera: nel 1131 il Giudicato di Torres, per volere di Gonario II, donò la concessione all’istituzione religiosa di Santa Maria di Pisa. Di quel periodo, e dei secoli immediatamente successivi, sono state trovate importanti testimonianze nel corso degli scavi in epoca moderna.

La miniera dell’Argentiera, che compone un quadrilatero con le città di Alghero, Porto Torres e Sassari (ricade nella competenza territoriale e amministrativa di quest’ultimo Comune), balzò agli onori della cronaca internazionale nel 1838, quando il celebre romanziere francese Honorè de Balzac fu attratto dalla possibilità di lauti guadagni dallo sfruttamento del giacimento: sarebbe stata l’occasione per rimettere in sesto le sue finanze. Invece, al termine di un viaggio lungo ed estenuante, i laboratori chimici di Cagliari accertarono che la presenza di argento nelle scorie prelevate nelle gallerie sino a quel momento operative, era del tutto insignificante.

Dovettero passare altri trent’anni perché venissero scavati nuovi pozzi per individuare filoni diversi. In seguito si cominciò ad estrarre anche zinco e piombo, sino alla chiusura negli anni Sessanta.

Lo stato di totale abbandono in cui versa il sito ha rovinato buona parte delle strutture (alcune invece sono state riconvertite in villaggio turistico, in quanto la località si affaccia su uno splendido tratto di costa), ma ancora è possibile apprezzare la bellezza della laverìa che, per buona parte, fu costruita in legno pregiato negli anni Venti, in sostituzione di quella originaria ormai in disuso.