
Il Sulcis-Iglesiente, ovvero un territorio a vocazione mineraria
Il Sulcis-Iglesiente è il territorio della Sardegna maggiormente caratterizzato dalla presenza di miniere dismesse, molte delle quali stanno tornando all’antico splendore anche in virtù di un’opera di recupero finalizzata alla realizzazione del Parco Geominerario: per i turisti, ma non solo per essi, è una grande opportunità per conoscere una parte importante della storia degli ultimi cento anni di questo territorio, oggi alle prese con gravi problemi economici. Purtroppo, la disoccupazione ha toccato i livelli di guardia. La ricchezza dei giacimenti minerari del Sulcis-Iglesiente attirò l’attenzione di popoli stranieri, soprattutto di Fenici e Punici: erano abili navigatori e commercianti, e in quel territorio fondarono centri abitati e porti di approdo per le loro imbarcazioni. Successivamente toccò ai Romani dare un ulteriore impulso alle attività estrattive e di scambio. Nell’Ottocento e per tutto il periodo fascista fu toccato il culmine dello sviluppo: Carbonia, per esempio, fu fondata nel 1938 e deve il suo nome proprio all’attività estrattiva del carbone. Villacidro, Fluminimaggiore e Arbus, invece, da centri rurali si trasformarono in agglomerati urbani più importanti, in modo da rispondere maggiormente alle esigenze dei lavoratori dell’industria estrattiva.
Un personaggio di spicco è stato certamente Quintino Sella, ministro dell’Economia che, nel 1869, visitò in appena 15 giorni tutti i siti minerari della Sardegna. Poi presentò al Parlamento una dettagliata relazione tecnica, grazie alla quale fu dato un notevole impulso allo sviluppo industriale dell’Isola.
L’Iglesiente è noto ai più per i suoi bacini minerari, che per quasi un secolo hanno caratterizzato l’economia del territorio. Fenici, Punici e Romani ne intuirono l’enorme potenziale: i geografi della Roma imperiale parlavano della città di Metalla, peraltro mai indicata con precisione nelle carte del tempo. Successivamente toccò ai Pisani sfruttare i giacimenti. I ruderi di miniere e costruzioni, i più tangibili esempi di archeologia industriale in Sardegna, sono ancora ben visibili in molti siti e sono al centro del piano di rilancio che ha portato alla costituzione del Parco Geominerario.







