Monte Narba, tra un passato d'argento e un presente di abbandono
La ricerca e l'estrazione di piombo e argento, in quest’area del Sarrabus, cominciò nella seconda metà del XIX secolo. Monte Narba fu il baricentro dei principali giacimenti d'argento dell’intera penisola italiana.
Fu una società ligure, la Società Anonima Miniere di Lanusei, che sul finire del secolo acquisì la miniera, intuendo le potenzialità della vena di galena argentifera che affiorava a Monte Narba. In un paio di decenni appena, oltre alla creazione di gallerie e pozzi, nelle strette vicinanze sorse una cittadina dotata di elettricità e linea telefonica che ospitava i duemila impiegati e lavoratori della miniera. Il villaggio minerario di Monte Narba sta tuttavia andando incontro al più totale degrado e abbandono, sommerso dai materiali di scarto che la miniera stessa ha creato. Ma fu a partire dall’inizio del Novecento che si esaurì l’impulso all’estrazione, in parte per la concorrenza estera sempre più difficile da affrontare e in parte per l’impoverimento progressivo dei filoni. Anche il passaggio di proprietà al gruppo Montevecchio, con i successivi sforzi di tenere in vita l’attività estrattiva, non risparmiò alle miniere di andare incontro al graduale abbandono, sebbene una visita ancora oggi permetta di gustare ancora il vago sapore ottocentesco al complesso costruttivo.




