
A Nùrighe (Cheremule) resti umani di 250 mila anni fa
Le esplorazioni degli speleologi hanno permesso di scoprire, negli anfratti della grotta di Nùrighe (Cheremule), resti umani e animali risalenti a 250 mila o forse 300 mila anni fa. Sono arrivati sino ai nostri giorni grazie alle colate laviche del vulcano Monte Cuccuruddu: la lava, al suo passaggio, ricoprì tutte le forme di vita allora esistenti, ma anche intere vallate e i corsi d'acqua che ancora continuano ad essere alimentati, seppure in profondità.
La scoperta del gruppo speleologico di Thiesi ha del sensazionale, in quanto l'osso umano (una falange del pollice di un adulto) apparterrebbe ad uno dei primi esseri comparsi in Sardegna: c'è chi ipotizza che si trattasse di un Uomo di Neanderthal (Paleolitico Inferiore). I resti umani più antichi, tra quelli più consistenti trovati sino a quel momento, si riferiscono al Neolitico (6000-2800 a.C.): una distanza abissale, sotto il profilo antropologico e storico. La grotta di Nùrighe è accessibile soltanto se dotati di attrezzatura professionale e accompagnati da speleologi esperti: alcuni passaggi sono strettissimi e acuminati.
Vicino alla strada che collega Thiesi a Romana è presente la grotta di Monte Majore, che si apre in una vasta sala dove si sono formate stalattiti e stalagmiti. La grotta fu abitata nel periodo prenuragico, come dimostrano i numerosi reperti trovati dagli studiosi a metà del Novecento.





