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Nel Sulcis-Iglesiente  centinaia di grotte  tra le più affascinanti
 

Nel Sulcis-Iglesiente centinaia di grotte tra le più affascinanti

Il Sulcis-Iglesiente è interessato dalla presenza di centinaia di grotte di varie dimensioni (in buona parte non comunicanti con l’esterno), originate da fenomeni di carsismo profondo: richiamano migliaia di appassionati di speleologia da tutto il mondo. La grotta del Lago e quelle di Su Mannau, Santa Barbara, San Giovanni e Lao Silesu sono le più suggestive. I siti più selvaggi sono meta degli amanti del trekking, dell’arrampicata sportiva e delle sane passeggiate all’aria aperta. 

La grotta più conosciuta del territorio è quella di Su Mannau, a pochi chilometri da Fluminimaggiore (nei pressi della valle di Antas), tra le montagne calcaree che attirano ogni anno migliaia di turisti. È possibile visitare la sala centrale e alcuni rami laterali, dove fanno bella mostra alcuni laghetti e le stalagmiti.

A un tiro di schioppo da Domusnovas, paese fondato nel Medioevo, troviamo la grotta di San Giovanni, unica in Europa ad essere attraversata da una strada asfaltata: da un ingresso all’altro è lunga più di 800 metri. I popoli nuragici, o addirittura quelli preistorici, edificarono al suo ingresso mura ciclopiche. Durante il periodo delle piogge, le acque di un torrente invadono la strada che attraversa la grotta.

Molto affascinanti le grotte di Is Zuddas, a pochi chilometri da Santadi, alle falde del Monte Meana. È possibile la visita guidata. Aperte al pubblico nel 1985, sono ben visibili stalattiti, aragoniti e tracce di fossili. Di grande effetto la cavità più interna e quella conosciuta con il nome di “Sala del teatro”, somigliante a un anfiteatro naturale scavato nella roccia dall’acqua nel corso di milioni di anni. Nel territorio di Santadi c’è anche la grotta di Su Benatzu, anticamente utilizzata come luogo di culto e nella quale furono trovati numerosi vasi di ceramica. Decisamente riservate agli esperti di speleologia le visite alle grotte della Capra e del Campanaccio. Nel territorio di Santadi è possibile visitare anche le grotte di Perda Tuvura e di Su Benatzu.

Ha un’età stimata in 500 milioni di anni: la grotta di Santa Barbara, all’interno della miniera di San Giovanni (Gonnesa), è tra le più importanti della Sardegna. Fu scoperta durante i lavori di sfruttamento del versante sud della miniera, avviati da una società inglese nel 1867. Purtroppo, le mine fatte brillare in grande quantità hanno rovinato una parte delle millenarie strutture calcaree che si sono formate nella roccia. Il soffitto raggiunge anche un’altezza di 50 metri. 

Sul Monte Sirai (Carbonia) c’è la grotta neolitica di Su Carroppu, sfruttata dalle popolazioni indigene già nel VI millennio a.C.


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