
Dal Logudoro-Meilogu si sviluppò nell'Isola la cultura di Ozieri
Il Logudoro-Meilogu è una regione piuttosto vasta della parte settentrionale della Sardegna. Confina a ovest con la Nurra, a nord-ovest con il Sassarese, a nord-est con l’Anglona, a est con il Monte Acuto-Goceano, e a sud/sud-ovest con il Marghine-Planargia. In buona parte è di origine vulcanica, i suoi rilievi (spesso originati proprio da antiche colate laviche) non raggiungono altezze rilevanti (si sta sempre al di sotto degli 800 metri).
È caratterizzata, soprattutto nella parte meridionale, dalla presenza di numerosi altopiani (il più noto è quello di Campeda): il lavorìo dell’acqua, nel corso di milioni di anni, li ha erosi sino a formare ampie vallate e alcune depressioni. I fiumi Temo, Mannu e Coghinas sono i più importanti corsi d’acqua che attraversano il Logudoro-Meilogu. La città di Ozieri vanta una storia importantissima nell’ambito regionale.
Nell’Eneolitico ha sviluppato una civiltà piuttosto progredita (detta “cultura di Ozieri”) che ha fortemente condizionato le popolazioni prenuragiche dell’Isola, sia nell’arte funeraria (le domus de janas sono uno dei principali esempi) che nelle attività quotidiane, dall’agricoltura alla pastorizia, alla lavorazione dei metalli e della pietra. In epoca medievale, l’allora Othieri divenne il capoluogo della curatorìa di Monte Acuto (quando passò sotto il controllo del Giudicato di Arborea). Dopo un periodo di decadimento, durante l’occupazione aragonese prima e spagnola dopo, Ozieri ritrovò la sua naturale collocazione politico-economica durante il XVIII secolo. Dal 1803 (ma allora la diocesi si chiamava Bisarcio) è sede episcopale. In questo territorio si sviluppò anche la cultura di Bonnànaro, che si estese anch’essa in buona parte della Sardegna: tra il 1800 e il 1200 a.C. ha prodotto notevoli manufatti in ceramica.





